
L'opera di Louis -Ferdinand Destouches, in arte Celine (1894-1961), scrive il disastro del mondo, ne penetra la carne, ne attraversa la notte, tra verità e delirio, compassione e misantropia. Anarchico nel cuore e nemico delle idee ("Le idee, non c'è niente di più volgare"), Celine aveva interesse solo per ciò che domina la natura istintuale dell'uomo, il suo essere corpo offeso, gettato da sempre nel magma primordiale e incomprensibile della vita.
Scrittore estremo di invettive, di maledizioni e di tragici errori, antisemita e collaborazionista, reazionario e rivoluzionario, violentemente contraddittorio e perennemente in fuga, contro la Storia e contro il destino, fu ossessionato dalla parola e dallo stile, di cui era giustamente orgoglioso. La sua genialità, accompagnata da un furore incalzante e da una visione angosciata e allo stesso tempo beffarda della condizione umana, gli permise di creare un linguaggio inconfondibile, una prosa antiletteraria, sincopata e sospesa, frammentata, fisica, ricca di umori, dai toni alternati, in cui il francese è unito all'argot, alla ricerca di un'emozione vera, oltre la carta stampata.
Il risultato è una partitura teatrale e musicale unica, in cui la scrittura diviene spesso un racconto-monologo percorso da fremiti improvvisi e da sospensioni continue, tra momenti abissali di degrado e di visionarietà, non privi talvolta di intensi squarci lirici, all'interno di una realtà che pulsa come un enorme organismo vivente.
La vicenda umana di Celine, con le sue colpe e i suoi misfatti, si scontra dunque con il valore innegabile della sua opera. Ma come separarle? Celine è stato tutto questo ed occorre prenderne atto. A proposito dei libelli antisemiti e soprattutto di Bagatelles pour un massacre, qualcuno ha parlato di fine improvvisa e precoce di un talento folgorante, ma in realtà non è così se si considera il valore dei romanzi scritti negli anni Cinquanta. Come ha scritto Giovanni Raboni, bisogna riconoscere "la straordinaria bellezza, la trascinante forza comunicativa, l'irresistibile fascino emotivo della prosa di Celine presenti nei 'libelli', quanto negli altri suoi libri", senza naturalmente "svaporare in innocenti arabeschi le atroci affermazioni di cui sono, lì, effettivamente e incontestabilmente portatori". Non si può negare l'antisemitismo come del resto la forza della sua scrittura, ma forse dietro l'odio antisemita c'è in Celine qualcosa di più, cioè un atto di accusa contro tutta l'umanità (il suo ultimo libro, Rigodon, è dedicato agli animali), il suo radicale pessimismo ed il suo orrore per il mondo, come testimoniano le seguenti dichiarazioni tratte da alcune interviste rilasciate dallo scrittore negli ultimi anni della sua vita e pubblicate nel 1989 sulla rivista "Poesia". Dichiarazioni che colpiscono anche per la loro natura "profetica" a proposito della televisione e della pubblicità.
Mauro Germani
C'è pochissima leggerezza, nell'uomo. E' pesante. E adesso, poi, è di una pesantezza straordinaria. (...)
Infermi. Pesano, sono infermi, ecco. La pesantezza li rende infermi, e così bisogna diffidare di loro. Sono pronti a tutto. Ah, sì, pronti a tutto. Sono pronti a uccidere.
Siamo nell'epoca della pubblicità e della meccanica. E così...il robot geniale...l'autore di successo...
Si occupano di faccende grossolanamente alimentari o aperitive; bevono, fumano, mangiano in modo tale da uscire fuori della vita - per la vita. Digeriscono. Digerire è un atto molto complicato (ne conosco il meccanismo) che li assorbe totalmente: cervello, corpo... Non sono più niente, non sono più che grasso di maiale. Sedetevi in un caffè guardate la gente: sin dalla prima occhiata vedrete tutte le specie di distrofie, di volgari invalidità. Sono orribili, fanno pena!
La TV è pericolosa per gli uomini. L'alcolismo, la chiacchiera e la politica ne fanno già dei bruti. Era proprio necessario aggiungerci qualcos'altro? (...) Nessuno potrà impedire la marcia in avanti della TV. Presto cambierà tutti i modi di ragionare. E' uno strumento ideale per la massa. Sostituisce tutto, elimina lo sforzo, assicura una gran tranquillità ai genitori. I bambini si appassionano a questo fenomeno. C'è un dramma oggi: si pensa senza sforzo.
La TV, tutta quella roba, sono dei mezzi talmente inferiori per abbruttire... Il quotidiano, il mensile, tutto quanto... Talmente massiccio che neanche le teste più solide ce la faranno a resistere... Saranno abbruttiti fin dall'infanzia...
Nelle Scritture, sapete, sta scritto:" Al principio era il Verbo". No! Al principio era l'emozione. Il verbo è venuto dopo per sostituire l'emozione. (...) Si è fatto uscire l'uomo dalla poesia emotiva per farlo entrare nella dialettica, cioè nel farfugliamento, non è vero? o nelle idee. Le idee, non c'è niente di più volgare. Le enciclopedie sono piene di idee, ce n'è quaranta volumi, enormi, pieni di idee. Buonissime, per carità. Eccellenti: Che hanno fatto il loro tempo. Ma non è questo il punto, Non sono affar mio le idee, i messaggi. Non sono un uomo da messaggi, non sono un uomo di idee. Lo stile, diamine, tutti ci si fermano davanti, nessuno ci arriva.
Eh, mio Dio, devo confessarvi che non ne ho mica molta di gioia. Non sono un tipo gioioso, non sono un passeggero. Confesso che sarò contento quando morirò, ecco la verità. Desidero morire nel modo meno doloroso possibile, soprattutto non ho bisogno, non sono assetato di dolore.
...L'amore di cui abbiamo ancora il coraggio di parlare in questo inferno, come se si potessero comporre delle quartine in un mattatoio. L'amore impossibile oggi come oggi.
Il grande ispiratore è la morte! Se non mettete la vostra pelle sul tavolo, è pura tiritera... Bisogna rischiare qualcosa... Non raccontare quello che ha fatto un altro... Bisogna pagare di tasca propria...
Oggi la gente è pesante, abbruttita. Non fanno altro che bere. Dei mucchi di budella, sì, di budella!!! La trippa fa andare il mondo...
da "Poesia"- Anno II - numero 1 - Gennaio 1989 - pp.10 - 20